
Ricordavo fosse il capitalismo a creare guerre, ora ha due sinonimi: Democrazia e Libertà. (Vineda)
Uccisi “per errore”. Il 15 febbraio altri tre civili sono stati ammazzati dalle forze internazionali dell’Isaf (Forza Internazionale di assistenza alla sicurezza), missione che sta provocando una tragedia umanitaria. Ufficialmente si tratterebbe del terzo episodio in sole 24 ore in cui vengono ammazzati dei civili. Le vittime si aggiungono ad altri 12 cittadini afgani morti domenica 14 febbraio per il lancio sbagliato di due razzi durante l’operazione Mushtarak.
Io voglio condividere il lutto di quelle migliaia e migliaia di vittime afghane, di cui spesso ci dimentichiamo, preferendo parlare invece dei morti militari sempre ricordati come “eroi”. Ricordiamoci che la tanto sbandierata “missione di pace” è stata eseguita da corpi di assalto.
A 9 anni dall’occupazione U.S.A/ Nato dell’Afghanistan il nostro governo continua ad accrescere finanziamenti per l’impegno bellico, spendendo 500 milioni di euro l’anno in quella che chiamano “missione di pace”. Questo avviene mentre i sondaggi danno in continuo aumento la contrarietà degli italiani alla missione militare e nel contempo il governo taglia risorse a scuola, sanità, previdenza, servizi e migliaia di lavoratori perdono lavoro e salario.
La guerra iniziata il 7 ottobre 2001 dagli U.S.A e dalla Nato non ha i requisiti di legittimità richiesti dall’ordinamento internazionale. L’attacco aereo contro le Torri Gemelle non è, infatti, definibile come “atto di guerra”, cioè come aggressione di uno Stato contro un altro Stato.
La guerra per eliminare il governo talebano ha provocato la morte di 21 soldati italiani, 1.400 soldati alleati, 6 mila soldati afghani, circa 25 mila talebani e quasi 11 mila civili (di cui 3 mila morirono nei soli bombardamenti aerei del 2001-2002). In totale,quindi, almeno 43 mila vite umane sono state stroncate in otto anni di guerra.
Ci sembra quindi assurdo che qualcuno parli ancora di “missione di pace”, perché noi lì, stiamo portando la guerra, di fatto. Infatti la nostra missione si chiama”Peace Enforcing”, cioè IMPOSIZIONE della pace, che è un modo carino per dire GUERRA. Ma in televisione non ve lo dicono, all’Informazione vera preferiscono la commovente retorica nazional-militarista dell’eroe morto per la patria, o peggio, come dice qualcuno, morto per mantenere una famiglia che a questo punto ci chiediamo di che levatura morale possa mai essere, se per soldi è disposta a mandare un uomo ad uccidere e ad essere ucciso.
I nostri soldati sono stati mandati al massacro, i civili afgani vengono uccisi senza pietà. Ma sono morti per cosa?
Se credete che quei civili siano morti perché la Nato sta importando la democrazia, vi dispiacerà sapere che Washington ha installato al potere a Kabul il fedele ex consulente della compagnia petrolifera Usa Unocal e del Pentagono, Hamid Karzai, e gli ha procurato la vittoria elettorale sostenendolo come unico candidato possibile. Le province sono rimaste invece sempre in mano ai signori della guerra e dell’oppio: sanguinari criminali.
Dite che i civili sono morti perché i nostri soldati difendessero i diritti umani? Beh ci dispiace annunciarvi che la tortura nelle medievali carceri afghane continua a essere praticata e sostenuta dagli U.S.A. Non sono morti per la sicurezza internazionale, perché i nostri soldati stanno combattendo contro gli afghani, non contro il terrorismo islamico: a questo, semmai, stanno fornendo un pretesto per fomentare l’odio verso l’Occidente nei musulmani.
Dalla guerra al “terrorismo”, alle infondate prove di minacciose bombe puntate sugli States, alla “missione di pace”, emerge una sola verità, ossia che non esiste un governo giusto o uno ingiusto e non esiste tantomeno qualcuno che lotta per esso. La verità è che il profitto economico è il burattinaio di tutto. Gli interessi dei singoli paesi sono più forti del silenzio di migliaia e migliaia di vite stroncate e di una crescente crisi sociale che colpisce direttamente lavoratori e studenti.
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