
A quanto pare l’inchiesta sull’edilizia scolastica che portiamo avanti dallo scorso autunno e il corteo fino al ministero della pubblica istruzione per ricordare Vito non sono rimasti momenti di una lotta simbolica, totalmente slegata dalla realtà delle scuole e dalle necessità degli studenti, ma sono serviti a creare un nuovo livello di consapevolezza e di ribellione nei vari istituti romani.
Infatti a quasi due mesi dal corteo indetto e organizzato dal nostro collettivo pensiamo di poter affermare che il nostro impegno ha contribuito in modo decisivo a prendere coscienza di un aspetto fondamentale del problema. Pensiamo di aver fatto capire chiaramente come la mancanza di strutture scolastiche sicure ed adeguate non sia solamente un attacco al diritto allo studio ma anche la dimostrazione di come una classe politica asservita alle leggi del mercato voglia creare scuole di serie A per ricchi e scuole di serie B per poveri.
A questo proposito citiamo due esempi: il primo interessa una scuola romana e, quindi, ci riguarda da vicino mentre il secondo, pur provenendo da un’altra regione, aiuta a capire perfettamente quanto il problema sia grave ed esteso.
Sia chiaro che non citiamo questi fatti per prenderci il merito delle lotte portate avanti dagli studenti delle due scuole ma solamente per contribuire a inserire le mancanze strutturali di singoli edifici scolastici in una lotta comune.
Al liceo “ex magistrale” Carducci di Roma il 18 Gennaio sono iniziati finalmente, grazie alle lamentele della preside e degli studenti,i lavori di ristrutturazione per fermare le infiltrazioni e i crolli dell’intonaco che oltre a rendere sgradevole l’ambiente scolastico costituivano un vero e proprio pericolo (la foto in alto, come quelle sotto, raffigurano il Carducci come si presenta in questi giorni agli studenti).




Invece a Rossano, un paese della provincia di Cosenza, in Calabria, gli studenti dell’unico liceo scientifico della zona si sono mobilitati per protestare contro le istituzioni che in un anno non sono state capaci di riparare un muro esterno della scuola, come si vede nelle foto qui sotto. Volete sapere qual è stata la risposta del preside? Sospensione per una buona parte dei manifestanti. Addirittura pare che sia stata ventilata l’ipotesi di denunciare alcuni degli organizzatori della protesta (per quale reato poi sarebbe davvero divertente saperlo!).
D’altronde questi fatti non ci sorprendono più di tanto, non sono nient’altro che l’ennesima dimostrazione dello stretto legame fra speculatori, istituzioni e in questo caso, probabilmente, famiglie legate alla ‘ndrangheta e coinvolte nel possesso di alcuni dei terreni interessati, nel cercare di togliere diritti alle fasce più deboli della società (studenti, lavoratori, migranti, precari) e di reprimere coloro che si oppongono a questo stato di cose. Di fronte a questa situazione non possiamo far altro che lottare senza tregua, per una scuola pubblica libera da padroni e speculatori!




rash 31gennaio2010
L’impotante è avere onore