
Rosarno, Calabria. Una macchina si avvicina ad un gruppo di immigrati africani del luogo, prima gli insulti poi colpi di fucile ad aria compressa.
Non è un attentato alla vita, è un attentato alla dignità. Un attacco alla dignità di persone che una vita nemmeno ce l’hanno.
Persone che, per una legge liberticida, diventano criminali prima di commettere un reato.
Persone che, se sono “fortunate”, invece di stare in cella potranno diventare schiavi nei campi di qualche imprenditore mafioso che con molta probabilità è ritenuto un fiore all’occhiello del made in italy.
Persone costrette a rischiare la vita per un euro all’ora, per mandare soldi alle famiglie, e che quando muoiono nessuno ci fa caso.
A queste persone la dignità è l’unica cosa rimasta e vogliono portargliela via. Si sente parlare di reazione esagerata, ma questo è il minimo che puoi aspettarti da persone costrette a vivere in questo modo e a subire tutti giorni solo soprusi e minacce. Perché loro a differenza degli italiani hanno il coraggio di opporsi a questo sistema di cose, alla mafia e ad un Paese che li ha dimenticati. Anzi, non li ha mai considerati. Riescono a ribellarsi e ad alzare la testa, perché sono costretti a vivere da schiavi per salvare le loro famiglie, ma dentro sono liberi e hanno la forza di lottare. Mentre gli italiani si illudono di essere liberi quando i veri schiavi, dentro, nell’animo, sono loro.
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