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		<title>Uno su mille ce la fa&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 17:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[
TEST UNIVERSITARI: UNO SU MILLE CE LA FA, MA E&#8217; SEMPRE IL FIGLIO DI PAPA&#8217;.
I dati delle ammissioni ai test delle università italiane hanno evidenziato quale sia il processo finale di selezione che avviene nel nostro Paese. Un processo che non inizia con l’università, ma con la scuola (sulla questione produrremo del materiale nei prossimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/09/test-orizzontale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-688" title="test orizzontale" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/09/test-orizzontale-e1283622914680.jpg" alt="" width="500" height="357" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">TEST UNIVERSITARI: UNO SU MILLE CE LA FA, MA E&#8217; SEMPRE IL FIGLIO DI PAPA&#8217;.</p>
<p>I dati delle ammissioni ai test delle università italiane hanno evidenziato quale sia il processo finale di selezione che avviene nel nostro Paese. Un processo che non inizia con l’università, ma con la scuola (sulla questione produrremo del materiale nei prossimi giorni) . La questione più grave non sono i numeri, ma quello che si nasconde dietro alle cifre. <span id="more-685"></span>Uno studente su mille supera i test di medicina e nella maggior parte dei casi è figlio di un medico o di un professionista. Il sistema dell’istruzione e dell’università nel suo complesso, porta a questo. Dopo difficoltà, abbandoni, diplomi e istruzione di prima seconda o terza classe, chi arriva alla fine è solo una piccolissima parte e nella maggior parte dei casi il merito non c’entra nulla, ma conta solo la condizione sociale. Il nostro è il Paese con il più basso tasso di mobilità sociale; il figlio del medico fa il dottore, quello dell’avvocato, l’avvocato, il figlio dell’operaio e dell’impiegata andrà a finire in un call center. Di che “merito” stiamo parlando allora?</p>
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		<title>26 luglio 1953: La victoria de las ideas</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 05:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ricorre oggi il cinquatasettesimo anniversario dell&#8217;assalto alla caserma Moncada. Riportiamo il discorso pronunciato ieri da Fidel. Hasta la victoria siempre!
Discorso di Fidel Castro ai combattenti rivoluzionari di Artemisa e di tutta Cuba &#8211; 24 luglio 2010
Cari compagni,
lunedì prossimo, il 26 luglio, si compiranno 57 anni di lotta incessante per l&#8217;indipendenza della nostra Patria.
In pochi abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/07/26-de-Julio1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-677" title="26 de Julio1" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/07/26-de-Julio1.png" alt="" width="500" height="380" /></a></p>
<p><em>Ricorre oggi il cinquatasettesimo anniversario dell&#8217;assalto alla caserma Moncada. Riportiamo il discorso pronunciato ieri da Fidel. Hasta la victoria siempre!</em></p>
<p>Discorso di Fidel Castro ai combattenti rivoluzionari di Artemisa e di tutta Cuba &#8211; 24 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Cari compagni,<br />
lunedì prossimo, il 26 luglio, si compiranno 57 anni di lotta incessante per l&#8217;indipendenza della nostra Patria.<br />
In pochi abbiamo il privilegio di essere ancora vivi.</p>
<p><span id="more-678"></span>Nel mio caso personale, ringrazio i combattenti di Artemisa che mi salvarono quando ero in prossimità dell&#8217;entrata, cercando di fermare una mitragliatrice che sparava contro i combattenti a cui avevo ordinato la ritirata.<br />
Il nostro pensiero rivoluzionario è partito dall&#8217;idea di José Martí che &#8220;Patria è umanità!&#8221;. E questo pensiero non ha smesso di progredire.<br />
Il semplice fatto di aver sostenuto quella lotta per così tanto tempo, è la prova di quello che può raggiungere un piccolo paese davanti al potere enorme dell&#8217;impero.<br />
In un anno come questo, in cui ci avviciniamo ogni giorno di più ad eventi drammatici, mi sento costretto a ricordare i valorosi compagni rinchiusi nelle carceri di massima sicurezza negli Stati Uniti (<a href="http://www.facebook.com/topic.php?uid=397157183798&amp;topic=13644">leggi</a>). È grottesco l’odio che suscitano in coloro che guidano questo impero, incapaci di capire quanto in alto li elevano. Essi, così come i nostri rappresentanti diplomatici in quel paese e in molti altri in cui corrono rischi simili, rimangono nelle posizioni che il senso del dovere gli ha assegnato, imperturbabili davanti a grandi rischi, di cui sono ben consapevoli.<br />
Le notizie che si pubblicano ogni giorno, hanno confermato il nostro giudizio sulla gravità dei pericoli che si addensano sopra l’umanità. Nulla può,tuttavia, eliminare il diritto a godere di quel giorno di gloria e di felicità che significa per il nostro popolo il 26 luglio. Tantomeno nessuno ci può privare del diritto di sognare che è ancora possibile che la nostra specie sopravviva alle difficili prove che ci attendono in un futuro molto prossimo.</p>
<p>Mi congratulo con la gioia e la dignità che abbiamo ereditato dai nostri antenati nel corso di quasi due secoli di lotta!</p>
<p style="text-align: justify;">Fidel Castro</p>
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		<title>Qualità e merito?!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nonostante la calura estiva, il ministro Gelmini non si ferma. È di questi giorni la notizia del lancio di un nuovo progetto, il Piano Nazionale Qualità e Merito (leggi), patrocinato proprio dal ministro Gelmini e da Roger Abravanel, autore di un saggio sulla meritocrazia.
Secondo le linee guida di questo progetto, entro i prossimi due anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/07/abraval2.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-674" title="abraval2" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/07/abraval2.jpeg" alt="" width="500" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante la calura estiva, il ministro Gelmini non si ferma. È di questi giorni la notizia del lancio di un nuovo progetto, il <strong>Piano Nazionale Qualità e Merito</strong> (<a href="http://www.istruzione.it/web/ministero/cs150710 ">leggi</a>), patrocinato proprio dal ministro Gelmini e da Roger Abravanel, autore di un saggio sulla meritocrazia.<br />
Secondo le linee guida di questo progetto, entro i prossimi due anni tutti gli studenti italiani saranno sottoposti, all’inizio e alla fine dell’anno, ad un test uguale per tutti, predisposto dall’<a href="http://www.invalsi.it/invalsi/index.php">INVALSI</a>.  Scopo di  questo progetto sarebbe quello di garantire un’“oggettività” nelle valutazioni: degli studenti in primis, degli insegnanti e delle scuole poi (che, quindi, sarebbero giudicate in base alla bravura “oggettiva” dei loro studenti).  <span id="more-666"></span>Questo, secondo il ministro e il suo nuovo collaboratore, influenzerà direttamente la crescita dell’economia: ancora una volta, in questo modo, viene confermato il primato dell’economia sulla politica, a tutto discapito delle persone che la scuola la vivono (studenti in primis, docenti poi).<br />
Al di là delle critiche che già sono state efficacemente poste sulla presunta “oggettività” dei test INVALSI (<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010/04/003423.html">leggi</a>) ci chiediamo se sia davvero corretto giudicare gli studenti con criteri “oggettivi”: laddove le condizioni sociali e le opportunità di partenza non sono le stesse per tutti, infatti, neanche i criteri di giudizio possono esserlo. Come si possono giudicare con gli stessi criteri studenti provenienti da famiglie benestanti, abituati a leggere e a studiare, frequentanti importanti scuole dei centri storici delle grandi città, che con tutti i limiti generati dai tagli governativi garantiscono ancora laboratori e magari attività integrative della didattica, e studenti provenienti dalle classi sociali più disagiate e dal livello di istruzione inferiore, magari frequentanti quelle scuole di periferia che cadono a pezzi e che non riescono a garantire a fatica lo svolgimento della didattica? Ci sarebbe davvero dell’oggettività in questo sistema?<br />
Ancora più grave è poi il vero scopo  a lungo termine di questo progetto: non solo si giudicheranno gli studenti e i loro insegnanti, infatti, ma agli studenti ritenuti più “meritevoli” verranno assegnate delle borse di studio, che quindi non verranno più erogate in base al reddito. Con tutti i limiti che ha il sistema delle borse di studio erogate in base al reddito, non si può dimenticare che, finora, esso ha permesso anche a ragazzi provenienti da classe sociali più basse di studiare: cosa accadrà se – come auspicano il ministro Gelmini e Abravanel – esso sarà sostituito da borse di studio basate su un merito calcolato in base a questi criteri “oggettivi”? Ad essere premiati saranno gli studenti provenienti dalle famiglie più ricche e frequentanti le scuole migliori, mentre gli altri saranno abbandonati al loro già precario destino e alla dispersione scolastica. Del resto sono gli stessi rapporti su test somministrati negli anni scorsi dall’INVALSI ad affermare, ad esempio per il rendimento in scienze (ma la relazione afferma che i risultati sono simili anche nelle prove di matematica e di lettura), che «è<em> un dato ormai […] che i fattori riconducibili al cosiddetto background familiare siano fra quelli maggiormente esplicativi del rendimento degli studenti partecipanti a PISA (INVALSI 2006)</em>»  e che «<em>la variabilità nel rendimento in scienze può essere addebitata per più della metà alle differenze fra scuole</em>»: in altre parole, «<em>questo lascia ipotizzare che le condizioni sociali, economiche e culturali delle famiglie incidano, da una parte, sulla scelta del tipo di istruzione superiore che gli studenti frequenteranno, dall’altra sul rendimento scolastico, probabilmente a causa di una maggiore disponibilità di risorse educative e culturali; inoltre, la tendenza a scegliere determinati tipi di scuola in funzione del proprio status può dare ragione anche della differenza nella media ESCS per tipo di scuola</em>» (<a href="http://www.invalsi.it/download/pdf/pisa06_20080604_INVALSI_05_cap4.pdf">leggi</a>). L’attribuzione delle borse di studio in base al merito è quindi una delle misure più classiste ed escludenti che si possano immaginare, e questo non sfugge al ministro Gelmini e ai suoi collaboratori.</p>
<p>Vogliamo, infine, spendere due parole su Roger Abravanel, ovvero l’“esperto” di meritocrazia chiamato a collaborare col ministro Gelmini. Abravanel gestisce un sito in cui espone tutte le sue teorie sulla meritocrazia, anche nel campo dell’istruzione (<a href="http://www.meritocrazia.com/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=60&amp;Itemid=129">vedi</a>). Le sue teorie ci sembrano agghiaccianti: mascherandosi dietro una presunta difesa dell’istruzione come mezzo di “ascensione sociale”, egli propugna un sistema di istruzione basato solo sul mercato e sull’esclusione sociale, più che sull’investimento dei governi su di esso. Perfettamente in linea coi tagli dal governo, ad esempio, egli afferma che «<em>la qualità di ogni sistema educativo dipende dalla qualità degli insegnanti, e non da quanto si spende e dalla dimensione delle classi</em>»: in questa ottica, quindi, sarebbe inutile investire nell’istruzione, perché l’unica cosa importante sarebbe la qualità degli insegnati, valutata attraverso «u<em>n processo di testing nazionale standard (per matematica e italiano) degli studenti di elementari, medie e liceo, per potere avere delle misure oggettive del merito degli studenti e conseguentemente dei docenti e delle scuole</em>».  E questo non solo per le scuole, ma anche per le università: i finanziamenti, secondo Abravanel, dovrebbero essere dirottati verso le università di eccellenza, che si porranno in concorrenza tra loro: lo scopo, secondo l’”esperto”, è quello di realizzare «l<em>a necessaria separazione tra poche università d’eccellenza, che offriranno didattica e ricerca, e le università di sola didattica, che cercheranno di formare laureati triennali pronti per inserirsi nel mondo del lavoro grazie a una didattica meno orientata a un nozionismo fine a se stesso e più all’intelligenza emotiva</em>». Indovinate poi a quali classi sociali apparterranno gli studenti delle “università di eccellenza” e quali quelli delle “università di sola didattica”?</p>
<p>Dietro progetti come questo si cela – attraverso concetti che, in un paese basato sulla “raccomandazione”, fanno presa sul pubblico, come quello di “meritocrazia” – quindi una vera e propria istituzionalizzazione della separazione tra università e scuole di serie a e università e scuole di serie b e dell’esclusione di tutto coloro che provengono dalle classi sociali più basse dai percorsi di istruzione superiore. Ed è dalla lotta contro questo sistema che dovremo ripartire a settembre.</p>
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		<title>Chi lotta non muore mai</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 21:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/07/per-carlo-copia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-663" title="per carlo copia" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/07/per-carlo-copia-e1279661219223.jpg" alt="" width="500" height="289" /></a></p>
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		<title>20/07/2001-20/07/2010: Ciao, Carlo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 06:49:21 +0000</pubDate>
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		<title>La mia colpa è quella di essere un terremotato</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 16:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
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“La mia colpa è quella di essere un terremotato”. Questo dice un ragazzo, uno dei tanti, che oggi, 7 luglio, era venuto a Roma dall’Abruzzo insieme ad altri 5mila suoi conterranei per protestare contro chi li ha lasciati soli… Per chiedere la sospensione delle tasse, per chiedere nuovi investimenti, per chiedere di poter avere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/S_IAtkurBKg" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/S_IAtkurBKg"></embed></object></p>
<p>“La mia colpa è quella di essere un terremotato”. Questo dice un ragazzo, uno dei tanti, che oggi, 7 luglio, era venuto a Roma dall’Abruzzo insieme ad altri 5mila suoi conterranei per protestare contro chi li ha lasciati soli… Per chiedere la sospensione delle tasse, per chiedere nuovi investimenti, per chiedere di poter avere di nuovo una casa, un lavoro. <span id="more-654"></span><br />
Richieste giuste, sacrosante, ma che evidentemente non sono state ascoltate e anzi, rispedite al mittente a suon di manganellate. La manifestazione dei cittadini abruzzesi inizia stamattina a Piazza Venezia, dove già si segnalano i  primi contatti tra dimostranti e le forze dell’ordine che volevano impedire al corteo di passare per Via del Corso. Poi, una volta ottenuto il permesso, il corteo viene di nuovo caricato per la stessa Via del Corso. Bilancio: 3 feriti tra i manifestanti (<a href="http://tv.repubblica.it/italia/manganellate-sui-terremotati/50239?video">vedi</a> e <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/ecco-gli-scontri-con-la-polizia/50233?video">vedi</a>).<br />
Sembra quasi un’inezia, ma in realtà è l’Italia intera che oggi viene di nuovo ferita. Perché ancora una volta è stato dimostrato che noi siamo il paese che sta con Bertolaso e i suoi impicci e con Berlusconi e le sue sparate, e non con chi ogni giorno deve fare i conti con una vita distrutta, che si alza la mattina in un camper e legge sul giornale che nella sua città va tutto bene, che il centro dell’Aquila è più bello di prima e che il governo è stato fenomenale e che la Protezione Civile è piena solo di brave persone.<br />
Chi oggi ha tentato di dire che le cose non stanno così s’è visto rispondere a calci in faccia, ha avuto l’ennesima dimostrazione che un cittadino qualunque vale meno di zero; che chi contesta il sistema viene considerato come un sovversivo pessimista, disfattista, comunista che ordisce complotti per sminuire il lavoro dello Stato. Sapete che c’è? forse sarebbe davvero ora di tirarlo su qualche complotto, di quelli veri, di far vedere a quella manica di infami che si mangia la nostra vita, che banchetta sul dolore altrui, che se la ride mentre le vite di migliaia di persone vengono spezzate, che la gente non vuole più essere presa per il culo; che le persone si sono anche un po’ rotte i coglioni di un paese in cui metà delle ricchezze è detenuto dal 10% della popolazione, in cui la disoccupazione non è mai stata così alta dal ’45.<br />
Continuino pure a trattarci così…. Ma stiano attenti, perché l’odio cresce, perché la lotta avanza, perché la lotta sarà sempre senza tregua&#8230;</p>
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		<title>MERDE SIETE E MERDE RESTERETE&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 22:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
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Si chiama Isidro Luciano Diaz l’ennesima vittima della violenza poliziesca che in questo paese ha già causato svariate morti. L’uomo, di origini argentine, è stato fermato il 5 aprile scorso nei pressi di Voghera, apparentemente senza un motivo: da quel momento è iniziato un pestaggio che ricorda tragicamente le vicende di Stefano Cucchi e Federico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/isidro-diaz.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-651" title="isidro diaz" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/isidro-diaz-e1277936384765.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si chiama Isidro Luciano Diaz l’ennesima vittima della violenza poliziesca che in questo paese ha già causato svariate morti. L’uomo, di origini argentine, è stato fermato il 5 aprile scorso nei pressi di Voghera, apparentemente senza un motivo: da quel momento è iniziato un pestaggio che ricorda tragicamente le vicende di Stefano Cucchi e Federico Aldovrandi.<span id="more-650"></span><br />
Fortunatamente per il quarantunenne, residente da 23 anni in Italia, le conseguenze non sono state fatali, ma il racconta lascia ugualmente inorriditi: &#8220;Vengo dall&#8217;Argentina dove la mia generazione è stata massacrata. Qui pensavo di vivere in un paese civile. Invece mi sono ritrovato ammanettato, preso a calci e pugni in testa dai carabinieri, trascinato sull&#8217;asfalto, torturato e sbattuto contro i muri della caserma senza poter vedere un medico. Insultato, con i militari che mi puntavano la pistola addosso. E ancora non so perché&#8221;.<br />
Diaz ha sporto denuncia ma quasi sicuramente il procedimento sarà archiviato, nonostante gli autori del fermo siano stati riconosciuti da una foto e l’uomo abbia allegato le immagini del volto e delle spalle martoriate dalle botte, mentre lui è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.<br />
Nel commentare l’intera vicenda ci viene naturale riprendere e rispondere alle parole della vittima stessa quando dice “qui pensavo di vivere in un paese civile…” .<br />
L’abbiamo imparato a forza di esempi e fatti come questi non fanno altro che insegnarcelo ancora:<br />
cercano di farci apparire gli stati in cui viviamo come “civili e progrediti” ma in realtà sono solo luoghi dove conta il capitale, l’interesse e all’interno dei quali non ci sarà mai giustizia.<br />
Pagheranno caro, pagheranno tutto!</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Se l&#8217;insegnante non conta nulla&#8230;</title>
		<link>http://www.senzatregua.org/?p=646</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 10:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[
Pubblichiamo un contributo di una professoressa che ha appena terminato di fare gli esami di licenza media. Alle scuole medie, infatti, la condizione non sempre migliore rispetto a quella degli istituti superiori: il progetto di smantellamento dell&#8217;istruzione pubblica è ovunque lo stesso.

Gli esami di Licenza Media si sono ormai conclusi in tutte le scuole d’Italia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/scuola.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-647" title="scuola" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/scuola-e1277721701900.jpg" alt="" width="500" height="427" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Pubblichiamo un contributo di una professoressa che ha appena terminato di fare gli esami di licenza media. Alle scuole medie, infatti, la condizione non sempre migliore rispetto a quella degli istituti superiori: il progetto di smantellamento dell&#8217;istruzione pubblica è ovunque lo stesso.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Gli esami di Licenza Media si sono ormai conclusi in tutte le scuole d’Italia. Sulle percentuali di promossi e non licenziati,ci racconteranno le statistiche di rito. <span id="more-646"></span><br />
È  su altri aspetti, meno noti o ignorati dai non addetti ai lavori, compresi i diretti interessati e rispettivi genitori, che vorrei fare un’analisi obiettiva, per quanto possibile, ma sicuramente dettata dallo sbigottimento e, diciamolo pure, dalla rabbia per come questi esami siano stati condizionati dalle circolari ministeriali. Circolari che, tanto per cominciare, hanno avuto spesso la stramba particolarità di arrivare ad informare le scuole all’“ultimo momento”, così, tanto per confondere le idee!<br />
Si parla troppo spesso male della “Scuola” italiana e dei suoi insegnanti. Accuse principali: sono demotivati (vedi gli stipendi e confrontali con quelli del resto dell’ UE), stanchi, vecchi e, a volte, anche piuttosto ignoranti.<br />
In certi casi, neanche troppo rari, non si può negare che ciò sia vero. Ma solo in certi casi… Non siamo tutti così, lo giuro!!! Moltissimi tra noi al loro lavoro ci tengono, eccome, si organizzano con tutte le proprie forze e risorse e, alla fine di un percorso, è una grande soddisfazione assistere ad una crescita reale, ad una maturazione, all’ arricchimento culturale dei propri alunni, i quali sono i primi ad avere il polso della situazione e a rendertene il merito.<br />
Torniamo agli esami di licenza. Si parlava poc’anzi della fine di un percorso che inizia tre anni prima, con una programmazione, rivista e rimodellata ogni anno successivo, che tiene conto delle esigenze e delle peculiarità di un gruppo-classe, ma anche e soprattutto di ogni singolo ragazzo/a. Siamo, finalmente, giunti al dunque. Secondo questo modo di procedere, nel corso dei tre anni, noi insegnanti abbiamo modo di conoscere a tal punto le esigenze e le potenzialità di ogni alunno che – e fino a poco tempo fa era così – l’esame diventa, sì una prova impegnativa e formativa, ma sicuramente anche una conferma rispetto a quanto, nel corso del triennio, ogni ragazzo aveva prodotto ed esibito.<br />
Ora non è più così! La Riforma, giudicando probabilmente inutile l’intervento formativo degli insegnanti e la loro valutazione in merito a impegno e rendimento di ciascun allievo, ha ritenuto di contabilizzare il voto finale d’esame, il quale scaturisce così dalla somma delle seguenti voci, in maniera uguale: il punteggio di ammissione, il tema di italiano, il compito di matematica, quello di inglese, quello della 2° lingua straniera, i test Invalsi (uguali su tutto il territorio nazionale), il colloquio orale. La somma ottenuta, va divisa per sette, tante sono le voci valutate. Un voto aritmetico che nulla ha di ponderato né, tanto meno, di formativo. Nella suddetta somma, si noti bene, il punteggio di ammissione, frutto del lavoro del ragazzo nel triennio, quasi scompare, nella “competizione” dell’esame. “Vince” chi non cede all’emozione e conserva la freddezza e chi è portato a “concorrere”. Alcune considerazioni finali, da parte di chi scrive: che tipo di disegno ha in mente chi vuole svuotare la Scuola, in particolare quella pubblica, dei suoi contenuti formativi? Il considerare l’alunno una “persona”, può ancora ritenersi un impegno fondante della scuola, o, con i venti che spirano, ciò non ha più senso e valore?</p>
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		<title>TRACCE DA PUPA E IL SECCHIONE, VERGOGNOSA LA CITAZIONE DI MUSSOLINI</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
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Le tracce della maturità di quest’anno sembrano uscite dal copione de “La pupa e il secchione” piuttosto che da una commissione ministeriale. Basso profilo critico in generale  e qualche manovra politica mascherata sotto il falso nome di traccia di tema della maturità.  
Ci saremmo aspettati che si parlasse della crisi economica e dei problemi reali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/esami-2010-copia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-644" title="esami 2010 copia" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/esami-2010-copia-e1277220134100.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le tracce della maturità di quest’anno sembrano uscite dal copione de “La pupa e il secchione” piuttosto che da una commissione ministeriale. Basso profilo critico in generale  e qualche manovra politica mascherata sotto il falso nome di traccia di tema della maturità.  <span id="more-642"></span><br />
Ci saremmo aspettati che si parlasse della crisi economica e dei problemi reali, ma il ministero da preferito parlare degli Ufo. Al posto di porre lo sguardo sulle questioni che toccano da vicino la società, si propone un tema che, verrebbe proprio da dire, non sta né in cielo né in terra…<br />
Troviamo poi del tutto fuori luogo la citazione di Mussolini.<br />
Non siamo contrari alla presenza in sé di una citazione di Mussolini o di qualche esponente del regime fascista, purché questa sia contestualizzata e sia data in un’ottica di critica ad un esperienza storica, come quella del fascismo in Italia. Ciò che troviamo scandaloso è che si citi Mussolini per il solo scopo di citare Mussolini, con il famoso discorso alla Camera sull’omicidio Matteotti, che nulla ha a che vedere con i giovani, se non la presenza del termine “gioventù” e che avere come unico tornaconto quello di accontentare qualche ministro, più che di parlare criticamente di un periodo buio della nostra storia come quello fascista.<br />
Alla stessa logica risponde il tema sulle Foibe. Noi non siamo contrari a parlare di Foibe, ma chiediamo la loro contestualizzazione storica, mentre la traccia del Ministero evita accuratamente di inserire tra le linee giuda dello svolgimento del tema: l’occupazione fascista dei territori slavi, le violenze, le campagne di italianizzazione forzata e tutto ciò che avvenne prima della guerra.<br />
Per il resto, appena accettabili le tracce sul piacere la ricerca della felicità (ci aspettavamo qualcosa di meglio nell&#8217;ambito socio-economico) e al limite del grottesco il tema sulla musica<br />
In definitiva, ci saremmo aspettati di meglio, ma il Ministero non ha perso l’occasione per smentirci con i fatti ancora una volta!</p>
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		<title>Orgoglio nazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 15:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilenia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antimperialismo]]></category>

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Martedì sera, oramai saturi delle deludenti partite delle big, delle altrettanto deludenti prestazioni delle emergenti, ma soprattutto delle vuvuzelas, speravamo che il Brasile potesse risollevare il livello di spettacolo di questo mondiale, regalandoci un po’ di divertimento in quella che doveva essere una conclamata passeggiata sulla Nord Corea (assente dal mondiale dal 1966). Nonostante il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/corea.bmp"><img class="alignnone size-full wp-image-638" title="corea" src="http://www.senzatregua.org/wp-content/uploads/2010/06/corea.bmp" alt="" width="500" height="321" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Martedì sera, oramai saturi delle deludenti partite delle big, delle altrettanto deludenti prestazioni delle emergenti, ma soprattutto delle vuvuzelas, speravamo che il Brasile potesse risollevare il livello di spettacolo di questo mondiale, regalandoci un po’ di divertimento in quella che doveva essere una conclamata passeggiata sulla Nord Corea (assente dal mondiale dal 1966). <span id="more-637"></span>Nonostante il Brasile abbia vinto, non è andata come ci aspettavamo, l’unica luce nell’opaca prestazione dei verde-oro (nulla più di quanto bastasse a vincere la partita) è stata la prodezza balistica di Maicon. Ma ad aver impressionato, aldilà delle più ottimistiche previsioni, è stata la partita giocata dalla Corea del Nord. I giocatori nord-coreani, di cui a malapena i cronisti riconoscevano i nomi, hanno messo in campo tutto il loro impegno, mettendo in difficoltà il reparto offensivo del Brasile con un pressing che non lasciava tregua, e spingendo il più possibile in attacco, affidandosi soprattutto a piedi di Jong Tae-Se , che ha infatti fornito a Ji Yun Nam l’assist per il gol del definitivo 1-2 per il Brasile.<br />
Degno di nota è proprio il caso di Jong Tae-Se, il “Rooney d’Asia”, il più tecnico della squadra, perché, prima del fischio d’inizio, mentre i sempre professionali telecronisti RAI ironizzavano su questi uomini, rappresentati di una nazione povera e per di più danneggiata da sempre dall’ostilità dei paesi limitrofi, sbeffeggiandone la situazione politica (come il bue che dice cornuto all’asino, in linea con la campagna mediatica che i paesi del blocco capitalista portano avanti contro tutte le realtà alternative alla loro) e la dignità stessa di calciatori, ebbene Jong Tae-Se ha pianto in mondovisione sulle note dell’inno della sua nazionale.<br />
Egli, nato nella Corea del Sud e cresciuto in Giappone, dove tutt’ora vive e gioca, in rispetto e per onore delle origini della sua famiglia e della sua identità, ha voluto ottenere il passaporto nord-coreano, sottoponendosi ad una lunga trafila, visto che la Corea del Sud, non riconoscendo come legittima la Corea del Nord, non lo concede, e ha scelto di giocare per questa nazionale, ben meno titolata di quelle della Corea del Sud e del Giappone, per le quali avrebbe potuto giocare, riportandola ai mondiali dopo 44 anni.<br />
Gli indegni rappresentanti dell’Italia, del calcio e non, avrebbero molto da imparare da quest’uomo.</p>
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